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Brescia mercoledì 15 luglio 2026

Valli

14 luglio 1981: la valanga che spazzò via tre vite in vetta al Pukajirka

Ricorre l'anniversario della spedizione "Valle di Scalve '81": tre vite spezzate sulla montagna. I sopravvissuti: "Mi sentii strappare dalla parete".

Chiara Bonomi

Illustrazione a corredo: 14 luglio 1981: la valanga che spazzò via tre vite in vetta al Pukajirka

"Sotto i piedi sentii come un terremoto e mi sentii strappare dalla parete. Era partito tutto". Sono le parole di Rocco Belingheri, uno dei due sopravvissuti alla tragedia che il 14 luglio 1981 si consumò sul Pukajirka, in Perù, e che costò la vita a tre alpinisti della Valle di Scalve.

La spedizione "Valle di Scalve '81"

Il gruppo, partito dall'Italia alla fine di giugno, era composto da otto membri: il capospedizione Bruno Berlendis, il medico Giuseppe Manfredini, Marcello Scandella per la logistica e cinque alpinisti pronti alla sfida: Rocco Belingheri (39 anni, di Colere), Flavio Bettineschi (27, di Colere), Italo Maj (30, di Schilpario), Livio Piantoni (29, di Colere) e Nani Tagliaferri (41, di Vilminore). Dopo giorni di acclimatamento e preparazione dei campi, il 13 luglio i cinque scalatori raggiunsero quota 5.800 metri, piantando il campo 2.

L'incidente fatale

La mattina del 14 luglio, divisi in due cordate, i cinque partirono per superare un imponente muro di ghiaccio. Le radioline smisero di funzionare e la nebbia salì dal basso, impedendo ogni contatto visivo con il campo base. "Quando arriviamo sotto il muro ci guardiamo in faccia e ci diciamo: possibile che questi muri fermino tante spedizioni?", raccontò poi uno dei superstiti. Flavio Bettineschi fu il primo a salire, seguito da Nani Tagliaferri. Gli altri tre iniziarono a salire da un camino. Poi, l'imprevedibile. "Stavo salendo dal camino, il ghiaccio era verde, mi stavo dicendo che tutto era molto bello, ma non finii il pensiero", è il ricordo di Belingheri. Un boato, un terremoto sotto i piedi, e la parete di ghiaccio e neve crollò, trascinando con sé gli alpinisti.

L'inferno e la sopravvivenza

Flavio Bettineschi e Rocco Belingheri si ritrovarono miracolosamente vivi, seppur feriti e confusi, in mezzo a un inferno di blocchi di ghiaccio. Dei loro compagni, Italo Maj, Livio Piantoni e Nani Tagliaferri, non c'era più traccia: inghiottiti dalla valanga. I due superstiti, con dolori lancinanti, riuscirono a fatica a raggiungere la tenda del campo 2. Trascorsero due notti terribili in quota prima di trovare la forza di iniziare la discesa, con mezzi di fortuna, per oltre mille metri di dislivello. Al campo 1 si rifocillarono e proseguirono, fino a quando incontrarono il medico della spedizione.

La notizia arrivò in Italia solo il 17 luglio. I due feriti, dopo un ricovero a Lima e un viaggio avventuroso, rientrarono in Valle di Scalve nella notte tra il 30 e il 31 luglio, portando per sempre con sé il peso e il dolore di quella giornata.

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