Valcamonica, allarme acqua: i bacini sono vuoti? Gravi carenze idriche in tutta la valle!
La siccità colpisce la valle: sorgenti in sofferenza e bacini idroelettrici sotto la media stagionale. Appelli alla responsabilità e interventi urgenti per ovviare alla carenza.

Con l'estate inoltrata e la quasi totale assenza di precipitazioni, la Valcamonica si trova ad affrontare una significativa carenza idrica. Le scarse piogge non sono sufficienti a rimpinguare le sorgenti naturali, mettendo a dura prova la disponibilità della risorsa in numerosi comuni.
Per fronteggiare l'emergenza, amministrazioni locali come Bienno e Breno hanno lanciato appelli alla cittadinanza per un utilizzo "con il massimo senso di responsabilità, limitandone il consumo ai soli usi essenziali".
Le riserve d'acqua nei bacini idroelettrici camuni sono in calo: secondo l'ultimo bollettino Arpa del 9 luglio, si registrano 50 milioni di metri cubi d'acqua, a fronte di una media stagionale di 61 milioni. La neve è già scomparsa dai rilievi montuosi e il ghiacciaio dell'Adamello e della Presena si sta sciogliendo rapidamente a causa delle alte temperature, contribuendo ulteriormente alla scarsità.
Mauro Testini, presidente della Servizi Idrici Valle Camonica (SIV), una società che interviene su richiesta dei comuni nella gestione del ciclo idrico, invita alla calma, pur riconoscendo le criticità e la lentezza burocratica che rallenta gli interventi migliorativi.
Alcuni comuni stanno esplorando soluzioni per ovviare alla carenza. A Piancogno si valuta da tempo l'attivazione di un terzo pozzo, ma i lavori non sono ancora partiti. Nel frattempo, sono state effettuate manutenzioni straordinarie per ridurre le perdite e si sta procedendo alla mappatura della rete idrica, un'operazione che sta erodendo le risorse stanziate per il bilancio 2026.
A Capo di Ponte, tra aprile e giugno, sono stati investiti 300 mila euro per potenziare la rete idrica e le vasche di accumulo. Le indagini condotte durante i lavori hanno evidenziato la necessità di un investimento decennale da 10 milioni di euro per la messa in sicurezza della infrastruttura a lungo termine. Nel breve periodo, per garantire l'approvvigionamento, servono tra i 300 e i 600 mila euro.
Il tema della gestione del servizio idrico resta divisivo. Mentre alcuni comuni sono aggregati ad Acque Bresciane, che dichiara significative riduzioni di perdite e interruzioni negli ultimi anni, altri puntano alla creazione di un'autorità d'ambito camuna, prevista per inizio 2027. Questa mossa è spinta anche dai sindaci storicamente contrari a una gestione esterna, ma che ora riconoscono le falle del sistema attuale, soprattutto nella media e bassa valle.
Anche comuni come Artogne segnalano la necessità di interventi per riparare guasti, pur riuscendo al momento a tamponare l'emergenza. A Ceto, una recente rottura ha richiesto l'intervento di un'autobotte prima del ripristino della condotta.
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