Premolo, Cristina (25) con sindrome di Down: "Esserlo vuol dire amare di più ed essere più intelligenti!"
La 25enne di Premolo è un esempio di determinazione e indipendenza, prima ad andare a vivere da sola nonostante la Trisonomia 21.

La giovane Cristina Seghezzi, 25 anni, è un fulgido esempio di come la sindrome di Down non limiti affatto le potenzialità individuali, ma possa anzi rappresentare una prospettiva diversa e arricchente sulla vita. Nata l'11 luglio 2001 a Bergamo, Cristina ha recentemente tagliato il nastro dei nuovi appartamenti della cooperativa Sottosopra a Premolo, strutture innovative dedicate a promuovere l'autonomia abitativa per persone con fragilità.
«Ho un cromosoma in più, non uno in meno!» afferma con orgoglio Cristina, rifiutando la definizione di "ragazza" per essere considerata una "donna". La sua determinazione e il suo spirito indipendente l'hanno portata a essere una delle prime a sperimentare la vita in autonomia, un traguardo significativo per chi affronta sfide legate alla sindrome di Down.
Durante l'infanzia e l'adolescenza, Cristina ha dimostrato fin da subito notevoli capacità. L'ex assistente educatrice che l'ha seguita alle medie di Ponte Nossa ricorda un episodio emblematico: Cristina, all'epoca, allacciò le scarpe a un compagno più grande e robusto, dimostrando una prontezza e un'intelligenza non comuni. Il suo intervento, accompagnato da un'osservazione schietta ma carica di affetto — «certo che sei un po’ handicappato!» — strappò risate a tutti, compreso il compagno, che ammise di non aver mai imparato a farlo. Questo aneddoto sottolinea come l'eccessiva protezione materna a volte possa ostacolare più di un cromosoma in più.
Cristina, che desidera essere intervistata da protagonista, è la secondogenita di Simona Bacis e Demetrio Seghezzi. La sua famiglia la supporta pienamente: la madre Simona, presente all'intervista, e il padre Demetrio, impegnato in attività teatrali per ragazzi. Anche i suoi fratelli, Andrea e Riccardo, svolgono un ruolo importante nella sua vita. Andrea, aspirante fotografo, ha realizzato un servizio fotografico ritraendo Cristina come modella, esaltandone la vanità e l'autostima, qualità che la madre ammira profondamente.
Cristina, che da adulta non frequenta più il CRE (Centro Ricreativo Estivo) dove pure aveva lavorato come educatrice per bambini, continua a coltivare la sua passione per la vita e i progetti, dimostrando che la sindrome di Down è solo una parte della sua identità, non un limite alla sua straordinaria esistenza. La sua storia è un potente inno alla resilienza, all'amore per la vita e alla conquista dell'indipendenza.
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