Lutto a Brescia: è morto Giacomo Scanzi, ex direttore del Giornale di Brescia
Lutto nel giornalismo bresciano per la scomparsa dell'ex direttore, avvenuta a 67 anni dopo una lunga malattia. Era anche studioso di Paolo VI e scrittore.

Giacomo Scanzi, ex direttore del Giornale di Brescia, è morto domenica 12 luglio all'età di 67 anni. Era ricoverato da alcuni mesi presso la Casa di Cura Palazzolo di Bergamo a causa di una malattia. La salma riposa nel cimitero di Lozio, in Valle Camonica.
Nato a Milano il 17 settembre 1958, Scanzi era di origini bresciane e ha lasciato la moglie Paola e tre figli: Carolina, Edoardo e Federico. La sua carriera giornalistica è iniziata al Giornale di Brescia nel 1988, dove ha ricoperto diverse cariche, tra cui redattore, caposervizio, caporedattore e vicedirettore, fino a diventare direttore responsabile dal 2005 al 2015 e direttore editoriale dal 2015 al 2016.
Scanzi è stato anche docente universitario, ricercatore e saggista, con particolare attenzione agli studi su Paolo VI, per il cui percorso di canonizzazione i suoi scritti sono stati fondamentali. Ha pubblicato diversi libri, tra cui "Paolo VI, fedele a Dio, fedele all’uomo", "Paolo VI e il Novecento: Una poetica della vita", "Milano intransigente" e, più recentemente, "L’ultimo inverno del Novecento" e la rivisitazione dell'Odissea di Nikos Kazantzakis.
La sua passione per la cultura spaziava dalla letteratura alla musica, dalla fotografia alla vela. Negli ultimi anni aveva scelto di vivere in Valle Camonica.
La Fondazione San Benedetto, attraverso il presidente Graziano Tarantini e il consiglio generale, ha espresso cordoglio ricordando "la grande amicizia e la simpatia intelligente" di Scanzi, la cui attenzione verso le iniziative della fondazione era iniziata quando era ancora un semplice cronista. Scanzi era intervenuto come relatore in diversi incontri promossi dalla fondazione, tra cui quello del 2014 in occasione della beatificazione di Paolo VI.
La sua ultima riflessione pubblica, riassunta in un messaggio letto alla presentazione della sua rilettura dell'Odissea di Kazantzakis, vede la morte come "lo sbocco di ogni desiderio" e un "inno alla morte, che salva l’uomo dall’illusione di essere Dio". Le sue parole risuonano con particolare intensità alla luce della sua scomparsa avvenuta prematuramente. In un messaggio social aveva scritto: "Amo volare perché so atterrare", frase che oggi assume un significato profondamente toccante.
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